lunedì 28 marzo 2011

Un mondo in due padiglioni

Si è svolta a Milano Fa' la cosa giusta, la fiera del consumo critico. Tre giorni di incontro e scambio tra produttori e consumatori, uniti da una comune consapevolezza

Entrando in fiera, la prima cosa che colpisce è l'eterogeneità. Dalle scolaresche alle famiglie con bimbi in passeggino – anzi, in fascia ecologica portabebé, e se non sapete cos'è informatevi... – , dai giovani a chi ha i capelli bianchi, Fa' la cosa giusta intercetta gli interessi di tanti. Ma anche in quanto a espositori, varietà e originalità non manca nulla: così capita di incontrare I canapai, azienda tessile che produce capi in canapa ispirandosi, tra le altre cose, alle camicie dei pescatori veneziani del settecento. Oppure la cooperativa trentina Osiris che, in tempi non sospetti – nel 1988 e con appena sei produttori –, è stata tra i pionieri dell'agricoltura biodinamica. «Una scelta coraggiosa, ma che ha pagato – ci raccontano – ora siamo in 33 e vendiamo le nostre mele in tutta Europa».

Produttori, commercianti e fornitori delle merci e dei servizi più vari, uniti da una comune consapevolezza: che il lavoro non si risolve solo in un ritorno economico, ma anche in un rapporto con gli altri e con il pianeta in un'ottica di responsabilità e sostenibilità. La cooperativa Colle di Nisi, ad esempio, impiega dei disabili gravi nella produzione di olio d'oliva, grazie a dei moderni frantoi che consentono di superare gli “ostacoli tecnici”; Equi Verso, cooperativa aderente all'Economia di Comunione, importa dal Brasile borse in cotone riciclato e pellami di scarto, prodotti da ex ragazzi di strada formati professionalmente, e maglioni cuciti da ragazze madri dell'Uruguay. «Ora il progetto borse, partito da Recife, si è allargato ad una favela di San Paolo – ci racconta Francesco Tortorella – e l'obiettivo è che siano i ragazzi stessi a prendere in mano l'attività».

Curiosare tra gli stand non è l'unica cosa da fare: oltre ai numerosi incontri, eventi culturali e laboratori, c'è anche modo di giocare. I bambini possono dilettarsi costruttivamente – è il caso di dirlo – con i laboratori di falegnameria, mentre per i più grandi c'è la boycottega: la simulazione di un supermercato dove, dopo aver fatto la propria lista della spesa, si può vedere, in base ai punti totalizzati, quanto “etico” è il proprio carrello in base ai comportamenti più o meno virtuosi dei marchi scelti. Non mancano inoltre le occasioni per incontrare chi ha esperienze interessanti da raccontare: come quella dell'Eco Villaggio Autocostruito in provincia de L'Aquila. Di fronte ai noti ritardi nella ricostruzione dopo il terremoto, una decina di persone hanno unito le forze per dar vita a sei unità abitative ecosostenibili. Grazie ad una raccolta fondi online che ha fruttato 138 mila euro e al coinvolgimento di volontari competenti – architetti compresi – da tutta Europa, il villaggio, iniziato nell'agosto del 2009, è quasi terminato, e dà ospitalità a 11 persone. O come la storia della fondazione Cumse, attiva nelle cooperazione allo sviluppo, che opera nel settore sociosanitario ed educativo in diversi Paesi africani .

In occasione dei suoi vent'anni di vita, anche l'Economia di Comunione è presente con un suo stand, per conoscere e farsi conoscere da un mondo animato dagli stessi ideali. A presiedere sono gli imprenditori di Milano e dintorni . «Vorrei convincerli – afferma Andrea Penazzi, presidente della commissione EdC locale – a vedere la fiera come occasione per fare business e soprattutto per creare contatti anche all'esterno della loro cerchia, con altre aziende e banche che possono fornire loro i servizi di cui hanno bisogno: penso, ad esempio, a Banca Etica».

L'importanza della rete è ribadita anche dalla cooperativa Gioel, un gruppo calabrese di imprese sociali nato su impulso del vescovo Bregantini, con l'obiettivo di promuovere la legalità tramite il turismo responsabile. «Proponiamo un'“antimafia dei bisogni” – spiegano – che consenta alla gente di liberarsi dalla dipendenza dalla criminalità organizzata creando lavoro e servizi “puliti”». Il settore del turismo ha una valenza particolare, in quanto la 'ndrangheta vi ha investito pesantemente. Per questo gli aderenti hanno ricevuto diverse intimidazioni: «ma abbiamo reagito mobilitando la nostra rete – proseguono – che si è rivelata un'arma efficace contro la malavita».

Un mondo, dunque, vario e in crescita, che qui ogni anno si incontra. Perché il punto è proprio quello: creare un contatto umano non solo tra espositori e pubblico, ma anche tra espositori stessi e tra chi compone il pubblico, per ridare insieme slancio ad un'economia e ad un consumo consapevole e dal volto umano.

Chiara Andreola

giovedì 24 marzo 2011

Benzina e cultura. Tra tasse e risparmio.

Che la benzina servisse per rimettere in moto la cultura non ci avevo mai pensato. All’inizio fu il cinema. Un euro di aumento per finanziare i tagli ai Beni culturali. Ora la nuova decisione: aumentare di 1 o 2 centesimi l’accise sulla benzina per trovare fondi per la tax credit. L’euro di aumento sul biglietto per il cinema è stato intanto debellato. La benzina è già alle stelle e Beppe Grillo propone, per dimezzarne il prezzo, di non compare più carburanti dalla Esso e la Shell che sono, ormai, un’unica compagnia. Ma sappiamo che il prezzo dei carburanti è generato in grandissima parte dalle varie tasse e non solo dal prezzo delle materie prime, quindi anche questa lodevole iniziativa non sembra possa portare degli utili risultati.

Siccome dei carburanti ancora non ne possiamo fare a mano, è da bambino che sogno le macchine volanti alimentate ad idrogeno, tanto vale armarsi di santa pazienza e cercare di migliorare le nostre abitudini. Ecco un decalogo elaborato dalla Bosh.

Primo: più rapidi in curva. Affrontare una curva in modo più uniforme garantisce maggiore sicurezza e minori consumi.

Secondo: accelerare a fondo. Sembra un paradosso, ma non è. Ogni volta che si toglie il piede dall’acceleratore, il motore viene frenato. Da qui, un aumento dei consumi di carburante. È dimostrato che accelerare fino a 100 chilometri orari e proseguire ad andatura costante in quinta marcia, è più conveniente che insistere con il pedale premuto a metà nei rapporti inferiori.

Terzo: il pieno corretto. Con degli additivi nel carburante si garantisce la pulizia interna del motore che ha un’importanza fondamentale nella lotta agli sprechi.

Quarto: cambiare marcia. Passare da una marcia all’altra con il motore a 2 mila giri. Viaggiare in terza a 4 mila giri invece che in quinta a 2 mila vuol dire usurare il motore otto volte tanto. L’inserimento del rapporto superiore consente, mediamente, di risparmiare il 10 per cento del carburante.

Quinto. Spegnere il motore al semaforo. Si risparmia benzina fino al 30 per cento in città. Se non lo fate, a guadagnarci sono solo i benzinai.

Sesto. Adagio con stile. Guidate in modo fluido e previdente senza gli isterismi dell’automobilista perennemente irritato. È inutile accelerare energicamente tra due incroci e frenare di colpo al semaforo successivo.

Settimo. Manutenzione puntuale. Cambiate i filtri, le candele, le pasticche dei freni, come previsto dalla vostra casa automobilistica, evita l’aumento di consumo di carburante. Anche la geometria delle sospensioni squilibrata gioca a sfavore contro la riduzione di carburante.

Ottavo. Controllare i pneumatici una volta al mese. Viaggiare sempre con la pressione dei pneumatici consigliata per la vettura riduce i consumi.

Nono. Eliminare i pesi inutili. Togliete il portapacchi, se inutilizzato, e sgombrate il bagagliaio da pesi inutili.

Decimo. Lo aggiungiamo noi. Prendete in considerazione il car sharing, la bici, i mezzi pubblici o la “St”, cioè suole e tacchi.

Come vivere meglio

Francesco Gesualdi, ex studente di don Lorenzo Milani alla scuola di Barbiana, è il coordinatore del centro “Nuovo modello di sviluppo” fondato insieme ad altre famiglie nel 1985. Tra i loro cavalli di battaglia: il consumo critico, il risparmio responsabile, la sobrietà.

Perché è importante praticare uno stile di vita sobrio?

«Per molte ragioni. Le risorse, quali il petrolio, l’acqua, il cibo, sono sempre più scarse. I rifiuti urbani e l’anidride carbonica inquinano il pianeta e l’atmosfera. Abbiamo messo a ferro e fuoco il pianeta garantendo un certo tenore di vita solo a una minoranza. La terra è come abitata da un manipolo di “grassoni” che combatte un esercito di “scheletrici”. Dobbiamo stare bene con noi stessi, con gli altri e con il pianeta. Dobbiamo attestarci su consumi più bassi che non vuol dire rinunciare al necessario, ma evitare gli eccessi».

Da dove cominciare?

«Comincerei da quando si va a fare la spesa ponendosi la domanda: “Ne ho davvero bisogno?”. È il quesito di fondo per renderci conto che tante cose che la pubblicità ci propina in realtà non ci servono. E orientarci su altri modi di consumare: il locale piuttosto che il globale, evitare gli imballaggi, preferire prodotti con confezioni leggere, per diminuire i rifiuti. Cominciare a produrre in proprio le merendine per la scuola, sono più sane e senza plastica da buttare. Sono piccoli gesti, ma riprodotti da milioni di persone cambiano il nostro impatto sul pianeta».

Il contributo di singoli e famiglie che apporto può dare?

«Una città viene tenuta pulita dai netturbini ma, se la gente si educa a non gettare carte in terra, abbiamo una città pulita. Il comportamento individuale è fondamentale perché una società è il risultato di una somma di regole e comportamenti individuali. Anche se i comportamenti da soli non bastano, ci vogliono anche le regole per stabilire i comportamenti. E anche qui le regole da sole non bastano se poi non vengono attuate».

La politica in che modo potrebbe operare per favorire una cultura della sostenibilità?

«È importante avere una nuova linea educativa. A scuola si insegni a vivere una vita sobria. Un altro aspetto è regolamentare la pubblicità. Non possiamo lamentarci del fatto che siamo sommersi di rifiuti e poi siamo martellati dalla pubblicità per comprare molte cose inutili. Devono essere inserite delle ecotasse per orientare gli acquisti dei consumatori e le scelte delle imprese in modo da indurre ad evitare prodotti che non si riciclano. Una tassa sulla plastica non la vedrei male».

Cosa c’è di rivoluzionario nel vivere la sobrietà?

«Vorrei che l’opinione pubblica percepisse che non è in gioco la nostra dignità, ma solo il superfluo. Se abbiamo la capacità di ripensare l’economia, riusciremo a vivere con meno e con più tempo a disposizione per le relazioni, che sono le grandi sacrificate del nostro sistema economico. Dovremo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, non per fare sacrifici, ma per vivere meglio».

Barattiamo?

«Scambio giubbino nero corto in vita, taglia S. Accetto proposte di scambio». In tempi di crisi, torna il metodo più antico di fare affari: il baratto. A chi non è capitato di ritrovarsi in casa pantaloni in cui non entriamo più? Libri che stanno a prendere polvere? Piuttosto che venderli al mercatino dell’usato, ricavandone pochi spiccioli che non risanerebbero il bilancio familiare, potrebbe essere più interessante scambiarli. Ecco così, accanto ad offerte per ogni genere di articolo di abbigliamento o per la casa, comparire anche posti letto, passaggi in auto e appartamenti per le vacanze.

Per stare al passo con i tempi, tutto si fa online. Qualsiasi motore di ricerca vi restituirà una serie di siti su cui è possibile fare le vostre offerte, rispondere a quelle di qualcun altro, inserire la vostra “lista dei desideri” (cose che desiderereste ricevere) e altro ancora: è sufficiente registrarsi. Alcuni (come www.baratto-online.com) prevedono anche la possibilità di inserire una valutazione monetaria delle offerte; altri quella di “valutare” gli utenti con cui si è barattato in passato, così che altri possano avere un’idea della loro affidabilità.

Già, perché il problema è essere sicuri di non incorrere in un “bidone”. Il metodo migliore è incontrarsi di persona – cosa che, secondo il sito zerorelativo.it, ha «un alto valore educativo». Altrimenti non resta che il corriere postale. Zerorelativo mette a disposizione anche il servizio di “barter (barattatore) viaggiante”: membri della community che, in occasione di un viaggio in un’altra città, si offrono di trasportare gratuitamente gli oggetti da barattare. A spedire per primo è il barter che ha meno feedback, ossia meno valutazioni da parte degli altri utenti; ma resta comunque quella dose di imponderabile, che costringe a tirare fuori quel po’ di fiducia nel genere umano che ancora ci è rimasta. Forse è questo che stiamo cercando: passare dall’asetticità del denaro al contatto diretto con le persone, nella consapevolezza che nello scambio è insita una dimensione umana ancor prima che economica.

Chiara Andreola

mercoledì 23 marzo 2011

Fa' la cosa giusta

Si apre il 25 marzo a Milano Fa' la cosa giusta, la fiera del consumo sostenibile. Una realtà in crescita, che quest'anno vede la partecipazione anche dell'Economia di Comunione.

E siamo ormai a otto: dal 25 al 27 marzo si terrà a Milano l'ottava edizione di Fa' la cosa giusta, la fiera del consumo critico. A quanto pare, la crisi del settimo anno non c'è stata: l'anno scorso (vedi anche l'articolo pubblicato su Città Nuova) 65 mila persone hanno visitato gli stand allestiti da 620 espositori, senza contare i 1400 studenti che hanno preso parte al progetto scuole. Un incremento del 30 per cento rispetto al 2009, che fa ben sperare anche per il 2011.

Tema di quest'anno sarà l'alimentazione sostenibile con la sezione Mangia come parli, in cui 140 espositori – dalle aziende agricole biologiche, ai fornitori di Gruppi di acquisto solidale, alle fattorie sociali e didattiche – offriranno ai 70 mila visitatori attesi “cibo buono e giusto”. Ma anche incontri di approfondimento con esperti, laboratori e momenti artistici, per affrontare temi – come la sicurezza e la sovranità alimentare – già da tempo al centro dell'agenda della Fao. Tra gli scopi c'è anche quello di non raggiungere solo il singolo consumatore, ma anche albergatori, ristoratori e imprese di distribuzione, per incrementare ulteriormente il trend positivo (+ 7,4 per cento nel 2009) registrato dalle vendite di prodotti biologici anche in tempo di crisi: una conferma della crescente consapevolezza in questo senso. Da segnalare inoltre l'iniziativa La cucina fa spettacolo, in cui cuochi, blogger, produttori e semplici appassionati proporranno ricette legate ai cibi locali e all'utilizzo degli avanzi, e Fa' la spesa giusta, in cui i visitatori potranno ritirare un vademecum per compiere le scelte più oculate tra gli scaffali del supermercato.

Le altre undici sezioni tematiche spazieranno dalla moda critica, all'edilizia e mobilità sostenibile, ai viaggi solidali, ai servizi per le imprese e le famiglie. In occasione dell'anno europeo del volontariato, inoltre, sarà rivolta un'attenzione particolare al terzo settore, con le sezioni dedicate all'economia carceraria, al commercio equo e alla pace e partecipazione. Proprio all'interno di quest'ultima sarà allestito uno stand dell'Economia di Comunione (EdC), che celebra i suoi vent'anni. Un'occasione per le aziende aderenti, grazie alla presenza di alcuni imprenditori e della commissione EdC di Milano, di farsi conoscere e fare rete, portando non soltanto i loro prodotti, ma anche la cultura che ispira il loro lavoro.

Chiara Andreola

L'esperienza di Mario sui G.a.s


Un lettore, Mario, ci scrive, descrivendo la sua esperienza negativa ad un G.a.s. La riportiamo per intero, sottolineando che per fare un buon G.a.s. ci vuole un incremento della parola solidale. Solidarietà a 360 gradi non solo verso i produttori, verso gli amici che vi partecipano, ma anche l'apertura verso i più poveri che ci sono attorno o in Paesi lontani.

Mario: "Ho provato ha frequentare un G.A.S. ed ho trovato un ambiente poco critico. A me è sembrato che non tutte le scelte che si facevano erano opportune e, ad esempio, la solidarietà erano a senso unicoverso i produttori. I prezzi, inoltre erano molto superiori ai negozi tenendo conto che si compra direttamente dal produttore(nel passaggio dal produttore al grossista si aumenta del 30 per cento al dettagliante del 30 per cento senza considerare il trasporto). Faccio anche alcuni esempi: prugne biologiche (non hanno bisogno di alcun trattamento!), pomodori di pessima qualità al prezzo di un”cuore di bue”, carote che se le vedi in negozio le lasci lì. Insomma mi sono disamorato e ho lasciato perdere".